SCIATA BRADIPA 2008Domenica 24 febbraio 2008 |
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Domenica 24 un manipolo di coraggiosi Bradipi ha lasciato la propria tana, calda e accogliente, per avventurarsi sulle nevi delle dolomiti: chi non c'era, si è perso una grande giornata. Ecco come sono andate le cose…
La sciata bradipa è una tradizione di vecchia data, caduta un po' in disuso negli ultimi anni ma ben radicata nei cuori dello 'zoccolo duro', deciso a rinnovare i fasti dei bei vecchi tempi, quando Giuse sbagliava bivio perdendosi chissà: dove, o Beppe smarriva le chiavi della macchina nella neve, o tutto il branco finiva per errore su una nera ghiacciata con i risultati che si possono ben immaginare. L'esperienza insegna che i partecipanti alla sciata bradipa si dividono in tre categorie: gli sciatori incalliti, quelli che 'se non scio fino all'ultimo minuto rischiando di perdere l'ultimo impianto non sono contento'; gli sciatori tiepidi, quelli che 'faccio qualche pista ma la sosta per il caffè, poi per il pranzo, poi per il grappino, poi per la merenda non me la toglie nessuno'; gli sciatori da rifugio, quelli che 'ma che sci e sci: io vi aspetto al rifugio, prendendo il sole e leggendo un libro in santa pace'. Il problema della sciata bradipa è che ad un mese dalla data vengono tutti portando amici e parenti; ad una settimana ne rimangono sì e no dieci; il giorno prima spariscono quasi tutti: il copione si è puntualmente ripetuto. 'Pochi ma buoni' si sono detti gli intrepidi in partenza: per la categoria 'incalliti' Giuse, Marco, Sara, Jo e la sua amica Maria, bradipo inside; per la categoria 'tiepidi tendenti a rifugio', Beppe che ha spudoratamente usato Carmelina, 'da rifugio tendente a tiepido ma non ne sono convinta', per fare gruppo e parcheggiarsi al sole. Dopo i consueti drammi organizzativi - quanti siamo? vieni? non vieni? una macchina? due macchine? un pullman? ma hai gli sci? li noleggi? oddio, non trovo il portasci - il gruppo è pronto a partire: ritrovo ore 6.30 in palestra (un orario intermedio tra quello dello sciatore che parte alle 5 e quello del bradipo che prima delle 8 non si alza), pausa a Carpi per il rendez-vous con Marco e Sara e poi via, verso Andalo. La giornata sembra buona, il meteo favorevole, il cielo chiaro. Il gruppo in partenza a Bologna si presenta al via con una puntualità impressionante, cosa incredibile visto che il Bradipo Segretario ha solitamente un ritardo minimo di quindici minuti. Il portasci di Beppe, riemerso da chissà dove, sembra saldo e perfettamente funzionante. Tutti si sono ricordati scarponi e attrezzatura. Che dire? Possiamo partire. Ma l'insidia è dietro l'angolo. Non facciamo a tempo a mettere le ruote in autostrada che ecco calare la nebbia… molta nebbia… nebbia fitta! Fortuna che non c'è, traffico e, sulle quattro corsie, si procede piuttosto bene. Le istruzioni di Marco e Sara sono semplici e chiare: "ci vediamo al parcheggio subito fuori dall'uscita di Carpi, sarà venti metri sulla sinistra, non potete non vederlo". Peccato che, usciti dal casello di Carpi, la visibilità, sia ridotta a pochi metri: il nulla a destra, il nulla a sinistra, il nulla davanti. Jo guadagna il cordolo di destra, procede a tentoni verso la strada principale, esegue una svolta a sinistra forse non proprio regolamentare e, non si sa come, infila l'agognato parcheggio. Dietro di lei il Capo Branco, che prima tenta di prendere la corsia telepass, poi la via card e infine azzeccato quella per i contanti, esegue più o meno la stessa manovra di fortuna. Arrivano anche Marco e Sara e i fantastici sette possono finalmente prendere la via dei monti. La nebbia continua fitta fino ad Affi, costringendoci a procedere a velocità ridotta; rischiamo anche di rimanere senza colazione visto che qualcuno ha imprudentemente detto: "Ci fermiamo al primo autogrill dopo la nebbia". Ma dopo la nebbia, il sole! Raggiungiamo le piste e… sorpresa: tutti i parcheggi sono esauriti. Da veri bradipi non potevamo non arrivare per ultimi. Jo parcheggia nella melma, Beppe trova un posto asciutto vicino alla baita di un zelante locale che gli spilla qualche euro per il disturbo, ma che importa? La giornata è splendida, il cielo è azzurro, la temperatura calda (anche troppo). Poca fila al noleggio e alla cassa (per forza, sono già tutti sulle piste) e poi… VIA! Carmela abbandona subito l'idea di provare gli sci e si attrezza per una comoda giornata di sole e grappini; gli sciatori si scaldano con un campetto scuola ma poi si buttano su piste più serie; a Beppe, dopo qualche pista, non sembra vero di poter tenere compagnia al bradipo sedentario e si stende al sole; Sara, alla sua terza o quarta esperienza sugli sci, è una scheggia e, con imperturbabile spazzaneve, scende su qualunque tipo di pendenza. Gli impianti sono potenziati rispetto all'ultima volta e le file, quando ci sono, si smaltiscono velocemente. L'idea è quella di girare tutto il comprensorio, soprattutto per farlo conoscere a chi non c'è mai stato. La neve tiene bene, nonostante la temperatura non troppo bassa: è un po' pesante ma non si disfa e questo invoglia gli sciatori a fermarsi il meno possibile. Il pranzo tutti insieme è l'unica cosa che non riusciamo a fare: Beppe e Carmela sono bloccati nella zona più a destra dove è difficile tornare una volta cambiato versante e il tempo è troppo poco per pensare di fare avanti e indietro. E poi chi li ferma, gli sciatori incalliti? Un veloce panino e un vov caldo nel rifigio più alto e via. Ci ritroviamo a fondovalle, alla chiusura degli impianti, stanchi ma soddisfatti: di fare un giro in paese non se ne parla ma come rinunciare alla tradizionale cioccolata con panna? Ecco quindi i bradipi allegramente riuniti intorno ad un tavolo, a raccontare aneddoti - Giuse che rinnova la tradizione, sbagliando strada e risalendo a scaletta per recuperare il gruppo - e a controllare che tutti i pezzi siano ancora al loro posto. Un'ultima sosta per restituire lo skipass e recuperare la cauzione e poi partenza per casa, con un viaggio sonnacchioso, tranquillo e, per una volta, senza nebbia. |
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